Cammino di Veio: alla ricerca dei resti di una civiltà (RM)

Cammino di Veio: alla ricerca dei resti di una civiltà (RM)

Divenire grande per poi dissolversi e cadere nell’oblio, questa la sorte dell’antica città di Veio, definita dagli storici “città splendida”, “la più potente città dei Tirreni" e "grande quanto Atene". Fu un'importante città etrusca, le cui rovine sono situate presso il borgo medievale di Isola Farnese (Rm), all'interno del Parco regionale di Veio.
 
Nella città metropolitana di Roma infatti c’è un piccolissimo borgo, di origine etrusca chiamato “Isola”, perché sorge isolato dal resto del territorio circostante su uno sperone di tufo circondato da un fosso. Un piccolo borgo che, come nelle favole, ha le mura, le torri, le porte di accesso e il castello circondato da un fossato raggiungibile solo da un ponte levatoio. Nel borgo non può mancare anche una piazza, una chiesa e le piccole casette degli abitanti.
 
Stiamo parlando di Isola Farnese, di cui si ha memoria sino dal X secolo, con il nome di insula, quando tutto il borgo era di proprietà degli Orsini e del castello che diventerà Farnese solo nel 1567. Degna di nota è la chiesa di San Pancrazio , del XV secolo, con un bel portale con marmi romani e l’immancabile rosone e, all’interno, una profusione di affreschi e tele alcuni attribuiti al Pomarancio e al Cavalier D’Arpino.
 
Da qui parte l’escursione che porta a scoprire quello che è rimasto della potente città etrusca di Veio collocata sul fiume Cremera, l’avamposto etrusco più vicino a Roma.
Infatti, quando Roma tra il VI e il V secolo a.C. cominciò ad espandere la sua influenza nell'Italia centrale venne fatalmente in contatto con la città di Veio che era la prima città etrusca sulla riva destra del Tevere. Veio resistette dieci anni ma poi, nel 396 a.C. dopo un lunghissimo assedio, cadde in mando dei romani che la distrussero cancellando tutto quello che c’era.
 
Ma non tutto è andato perduto! All’interno del Parco archeologico di Veio possiamo ammirare quello che resta del Santuario etrusco dell’Apollo uno dei più venerati di tutta l’Etruria. La costruzione iniziale risale ai primi decenni del VII secolo a.C. ma l'assetto finale è stato raggiunto intorno alla metà del V secolo a.C., Il santuario racchiude il più antico e il più notevole esempio di tempio finora conosciuto.
 
Era ornato originariamente da una splendida decorazione in terracotta policroma culminante sulla sommità del tetto in una serie di statue a grandezza maggiore del vero, tra le quali il celebre gruppo tardo-arcaico di Apollo ed Ercole, affrontati nella lotta per il possesso della cerva dalle corna d’oro.
 
Accanto al tempio sorgeva una piscina destinata ad abluzioni rituali e, più a est, un grande altare. Dalle iscrizioni dedicatorie e dalle statue acroteriali e votive sappiamo che nel santuario dovevano essere venerati Minerva e Apollo. Oggi noi possiamo rivedere l’imponenza del tempio da una ricostruzione di alcune sue parti con travetti di ferro.
Un luogo carico di misticismo che ci fa immaginare le persone del tempo che effettuavano il pellegrinaggio al tempio per richiedere la guarigione e dove sull’altare venivano effettuati riti anche sacrificali.
 
Tutte queste bellezze sono immerse nel Parco Regionale di Veio, tra la Flaminia e la Cassia, che con i suoi 15.000 ettari, è il quarto parco per estensione del Lazio ed è stato attraversato dai pellegrini che percorrevano la via Francigena. Nel nostro cammino odierno ripercorreremo i tracciati degli Etruschi , dei Falisci e poi dei Romani e scopriremo cascate, come quella della Mola, boschi che nascondono tombe, pascoli che celano tratti di basolato.
 
Alla fine della passeggiata, se il tempo ci assiste, panini con salsiccia per tutti nella terrazza con vista sul castello (dettagli a breve)
 
 

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