Dalla città ideale alla faggeta Unesco di Oriolo Romano (VT)

Dalla città ideale alla faggeta Unesco di Oriolo Romano (VT)

“Una città ideale e felice”, così è chiamata Oriolo Romano nata dal sogno di un piccolo nobile rinascimentale, Giorgio III Santacroce, di costruire una città ideale non solo secondo i canoni architettonici, molto in voga nel Rinascimento, ma anche una città armonica e felice e immersa nella natura
 
C’è però anche una particolarità che rende il borgo di Oriolo Romano unico in Tuscia a livello architettonico: Oriolo è infatti uno dei pochissimi insediamenti razionalmente pianificati dal punto di vista urbanistico già a partire dalla sua fondazione. Splendide sono poi le aree naturali che circondano il borgo, in particolare il complesso di viali alberati che dà origine alle Olmate e la Faggeta di Oriolo, bosco di faggio patrimonio dell’UNESCO.
 
Ed è proprio dalle Olmate, un complesso di viali alberati che si estendono fino a collegare il piccolo borgo di Montevirginio, che partiremo per l’escursione alla scoperta del territorio.
Le loro origini risalgono al XVII secolo, quando la famiglia Altieri commissionò al celebre architetto barocco Carlo Fontana la creazione di “Villa Delizia”. Il progetto includeva la creazione di due lunghi viali di circa 1.500 metri, lungo i quali furono posti degli olmi su ambedue i lati. Il primo viale partiva da Palazzo Altieri a Piazza Umberto I e arrivava fino alla Portineria del Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Montevirginio, mentre il secondo viale collegava il Convento dei Padri Francescani di Oriolo con la strada che conduceva a Canale Monterano.
 
Purtroppo all’inizio del 1970 gli olmi furono colpiti da una grave malattia, costringendo nel 1984 il Comune a sostituire le piante malate con vari tipi di quercia in grado di riprodurre i caldi colori autunnali dell’olmo, affinché la cornice suggestiva dei due viali non venisse distrutta.
Ciò che rende speciale questo luogo è sicuramente l’integrazione della natura con le attività umane: la natura non è più un semplice sfondo, ma un posto dove si inseriscono armonicamente due centri sportivi e una scuola media, dove le ville convivono con piccole e grandi fattorie, dove si può tranquillamente  passeggiare e raggiungere a piedi un altro paese.
 
Da qui, saliremo lentamente attraverso pascoli, fontane e abbeveratoi in un bosco di cerri dal quale si accede  alla faggeta che ricopre il Monte Raschio che, con i suoi 562 metri di altezza, rappresenta uno dei rilievi collinari più importanti del complesso dei Monti Sabatini.
 
Le faggete vetuste, come quella di Oriolo Romano, sono foreste molto antiche che non hanno subito cambiamenti nel corso di molti secoli. Dal termine dell’ultima Era glaciale, le faggete hanno lasciato i loro rifugi isolati sulle montagne per espandersi in tutta Europa.
Tra le 63 faggete in 12 Paesi riconosciute nel Patrimonio Mondiale Naturale Unesco, 10 sono  in Italia e si estendono dalla Toscana alla Calabria. Quasi tutte le faggete italiane fanno parte di parchi naturali come quella del Monte Raschio a Oriolo Romano che fa parte del Parco Regionale  Bracciano-Martignano ed riconosciuta dall’UNESCO  nel 2017.
 
Si tratta di un luogo davvero particolare, che ha la peculiarità di crescere a soli 450 metri di altezza invece dei soliti 700/900. Con ogni probabilità ciò è reso possibile dal fatto che nella zona si crea un microclima particolare di umidità e frescura, favorito dalle acque sotterranee e dalle correnti umide provenienti dal vicino lago di Bracciano.
 
Arrivati in cima al monte ritorneremo al paese passando da un’insolita pineta piantata cinquanta anni fa per rimboschire una parte di territorio prima destinato a pascolo e  attraversando una delle più belle strade di Oriolo Romano con il suo caratteristico suolo di sampietrini.
 

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