La città perduta e maledetta di Galeria, nell’antico agro-romano

La città perduta e maledetta di Galeria, nell’antico agro-romano

Nascosta nella macchia dell'antico agro romano a pochissimi chilometri dalla capitale, in un territorio le cui le dolci alture sono dominate da vecchi casolari tipici della Maremma, si trovano i ruderi di una città perduta e maledetta, con misteri, storie e leggende di un luogo disabitato da più di due secoli. I ruderi del castello sono coperti di fitta vegetazione che convive con le rovine realizzando uno scenario di particolare fascino e di romantiche suggestioni: tutto questo è Galeria Antica, conosciuta come la “città morta”, posizionata su uno sperone tufaceo a picco sul torrente Arrone.
 
L’origine leggendaria dell’abitato è attribuito ad un antico e sconosciuto popolo. La città fu fondata nel periodo di dominazione etrusca col nome di "Careia" e fungeva come avamposto di guardia per i territori meridionali, tra Veio e Cerveteri. Il dominio etrusco fu spezzato dalla conquista dei romani. La posizione sulla Via Clodia spinse questo antico popolo ad edificare qui una stazione di posta che poteva comprendere fabbricati per i viaggiatori, alloggiamenti per i postiglioni e insediamenti per i residenti, che allora vivevano prevalentemente di attività agricole.
 
Decadde e venne probabilmente abbandonata nel corso delle invasioni barbariche, per poi essere ripopolata solo nel medioevo, periodo al quale risalgono le rovine oggi visibili, di quando Galeria era un borgo fortificato per la sua posizione strategica a controllo dell’importante nodo viario tra la Clodia, la Cassia e l’Aurelia.
 
Come tutti i borghi era organizzato intorno alla piazza dove si trovavano il forno, lo spaccio, la casa del governatore, il palazzo baronale e la chiesa. Possenti le fortificazioni solo sulla parte pianeggiante a difesa dell’ingresso in quanto gli altri lati erano difesi naturalmente dalla rupe scoscesa e dal fiume Arrone. Delle tre porte di accesso alla città solo su quella principale nel 1774 fu montato un orologio. Lungo il fiume, tra grandi blocchi di tufo, è possibile vedere i resti i di alcuni mulini ad acqua utilizzati per il grano.
 
A partire dalla metà del 1700 secolo gli abitanti del luogo iniziarono a morire in modo alquanto misterioso, causa oggi attribuita all'epidemia di malaria che in quel periodo infestava la zona. Si è cercato di far rivivere il luogo con opere di restauro e con le coltivazioni del gelso per la produzione di bachi da seta, ma il declino é stato inevitabile. Ciò che incuriosisce, però, è l'abbandono degli abitanti della città a partire dagli inizi del XIX secolo. La gente del luogo fuggì dalla città con particolare precipitosità, tanto da lasciare non solo gli attrezzi e i suppellettili, ma persino i cadaveri sui carri che avrebbero dovuto seppellire lontano dalla città. Fu definita per questo “città morta” e la popolazione si spostò nel vicino borgo di Santa Maria in Galeria e Cesano.
 
Un alone di mistero circonda le passate vicissitudini del luogo e un cimitero improvvisato all’interno dell’abitato, la devastazione furiosa di un fulmine e la leggenda del fantasma chiamato “Senz’affanni” che torna ogni anno tra le antiche rovine, della hanno attirato nel tempo l’attenzione di persone dagli interessi più particolari ed appassionati di magia. Molti i simboli particolari che s incontrano durante la visita, alcuni di origine nordico pagana, in particolare nelle grotte sotto il paese, che corrispondono alle antiche sepolture. Molti i resti di candele sciolti sulle mura, nei pressi dell’arco composto per metà da un residuo di muro e per metà da un albero.
 
Ma l’essere ricoperto da un’intrigata vegetazione, ha permesso il formarsi di un ecosistema di notevole interesse per via della sua varietà, trasformando le rovine di Galeria in "Monumento naturale" e diventare la location e sfondo di tantissimi set cinematografici.
 
 

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