Leggende e spiritualità tra i pascoli bradi del Parco di Veio

Leggende e spiritualità tra i pascoli bradi del Parco di Veio

L’acqua è sempre stata un elemento fondante della storia dell’evoluzione dell’uomo. E lo era anche per gli etruschi e i romani. Tra Formello e Campagnano nella Valle del Sorbo, in quello che un tempo era il cratere del Sorbo, si sviluppa una vallata che ospita ampi pascoli, oggi abitata da vacche e cavalli bradi, circondata da boschi misti di querce e incisa dal fiume Cremera, un affluente di destra del Tevere.
 
E’ un Sito di Importanza Comunitaria per la presenza dei caratteristici valloni tufacei della campagna romana, solcati da torrenti e da una vegetazione tipica degli ambienti freschi ed umidi.
 
Il fiume deve la sua notorietà al fatto che fu testimone in epoca romana d’importanti eventi storici. Veio, potente città etrusca e anche la più vicina a Roma, sorgeva su una collina alle cui pendici scorreva il fiume Cremera. Quando Roma tra il VI e il V secolo a.C. cominciò ad espandere la sua influenza nell'Italia centrale venne fatalmente in contatto con la città di Veio che era la prima città etrusca sulla riva destra del Tevere. Ed è proprio legata all’acqua la storia della caduta di Veio, importante città etrusca caduta in mano dei romani nel 396 a.C. dopo dieci lunghi anni di assedio. La tradizione narra che il generale romano Furio Camillo abbia risolto la guerra grazie ad un astuto stratagemma: fece scavare un cunicolo sotterraneo, come quelli realizzati dagli etruschi per migliorare i terreni collinari, per superare la cinta muraria e introdurre i soldati direttamente in città.
 
Cammineremo nell’ampia vallata contornata da boschi e segnata dal fiume in prossimità del vecchio mulino, dove forma un laghetto e una splendida cascata che si può osservare in tutta la sua bellezza da un ponticello in pietra che la sovrasta. Le acque rimbalzano poi tra i grossi massi di tufo e proseguono il loro cammino verso sud. Un mulino da grano ad acqua, edificato approfittando della cascata del fiume stesso, quando gli Orsini acquistarono il feudo di Formello (fine XIII sec.), al fine di dare un nuovo impulso alle notevoli risorse agricole e naturali del territorio di Formello e Cesano.
 
La Mola è rimasta in funzione fino al 1950 circa; attualmente è ridotta a rudere, dopo aver macinato grano per sei secoli. Adiacente alla mola è presente un antico ponte in blocchetti di tufo a un'unica arcata, probabilmente realizzato nello stesso periodo del mulino ad acqua, che scavalca il fiume Crèmera sottostante con una luce di 8 metri ad un'altezza di 18 metri, permettendo così il raggiungimento della mola e la possibilità di percorrere un'antica via che consentiva il collegamento alla Cassia.
 
La nostra passeggiata nella Valle del Sorbo, una delle località più suggestive dell’area protetta del Parco di Veio, inizia dal Santuario della Madonna del Sorbo che sorge su un'altura abitata fin dal lontano 996, forse per difendersi dalle invasioni saracene del X sec. Un suggestivo monumento che fu prima fortilizio e poi nel 1427, grazie al cardinale Giordano Orsini, e poi monastero dei Frati Carmelitani che lo trasformarono in un Santuario di Pellegrinaggio dedicato alla Madonna.
L’altare del Santuario risale al 1682 su progetto di Carlo Fontana. Di pregio è anche la tavola della Madonna con il bambino (XI-XIII sec.), oggi conservata nel Museo Parrocchiale di Campagnano.
Il culto mariano, fu probabilmente rinvigorito attraverso la leggenda che narra di un guardiano privo di una mano che usava pascolare i maiali nella Valle del Sorbo. Un giorno, cercando una delle scrofe che si era allontanata, la ritrovò in atto di preghiera presso un albero di sorbo, dove era nascosta un’icona raffigurante la Madonna con il Bambino. La Vergine gli apparve, chiedendogli di avvisare i formellesi della sua apparizione. Di fronte all'incredulità delle popolazioni locali, la Madonna compì un miracolo, facendo ricrescere la mano al giovane, e gli disse: "vai e convinci i tuoi paesani a costruire un santuario su questo colle. Chi verrà qui in processione avrà la mia grazia. Se non ti credono mostra loro la tua mano". Ed i formellesi costruirono un Santuario per custodire l’albero del sorbo e l’icona che aveva parlato al giovane porcaio affinchè diventasse un luogo di pellegrinaggio.
 
 

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