Etruschi e arrosticini in fattoria: ferragosto sotto le stelle

Etruschi e arrosticini in fattoria: ferragosto sotto le stelle

Beata solitudine! Osservando il mondo, così rumoroso, inquieto, e così folle, viene voglia di silenzio soprattutto in periodi come questi! Infatti solo separandoci da tutto ciò che viviamo quotidianamente è possibile trovare il piacere della tranquillità dell'animo!
 
Ed è proprio per soddisfare questa esigenza, unita al desiderio di condividere uno dei luoghi più selvaggi, integri e genuini del Lazio, che nasce la nostra proposta di un ferragosto speciale: lontano da qualsiasi confusione, in prossimità di uno dei siti archeologici etruschi più importanti e poco conosciuti, con la visita straordinaria anche di un dolmen dell’età del bronzo situato in un terreno privato ed arricchito da una degustazione all’aperto nel grande prato di un’ azienda agricola locale, illuminati dalle stelle.
 
Si inizia dal sito archeologico di San Giovenale (Blera - VT), nel quale arriveremo con le auto. Portata a conoscenza del mondo scientifico solo tramite le indagini degli eruditi ottocenteschi, il territorio ben conosceva questa necropoli rupestre, che era divenuta nel tempo ricovero di uomini e dei loro animali che qui transitavano. Dopo la seconda guerra mondiale, gli storici scavi di re Gustavo di Svezia portano alla luce il resto dell’insediamento, collocato in una degli angoli più belli ed incontaminati della provincia di Viterbo. Una delle rare testimonianze di acropoli etrusche, con incredibili reperti sulla sconosciuta vita quotidiana del popolo etrusco, del quale, sino ad allora, si conosceva solo l'aspetto funerario.
 
Su un'altura estesa per alcuni ettari, sono stati presenti insediamenti umani sin dall'età del Bronzo. Il sito si trovava a controllo di un tracciato viario che collegava la costa tirrenica, i Monti della Tolfa, il vicino abitato di Luni sul Mignone, i centri etruschi del territorio di Barbarano, Blera e Vetralla con la piana viterbese. Il percorso, che in età moderna prenderà il nome di “Via Dogana”, era in antico un importante asse viario lungo il quale si spostavano uomini, merci, e greggi, uno dei principali percorsi che collegava la Maremma laziale all'interno della Tuscia, e da qui a Viterbo e alla valle del Tevere, a controllo del quale crebbero siti di controllo fortificati. Uno dei tracciati che consentiva di spostare le greggi dai pascoli estivi a quelli invernali e viceversa, in una millenaria attività pastorale definita transumante.
 
Qui, tra importanti resti dell'acropoli, un'interessante necropoli e i resti di un castello medioevale, si apre la forra scavata dal Vesca e si attraversa un territorio ancora ricco di biodiversità, dove ancora è possibile rendersi conto della simbiosi in cui le culture villanoviana ed etrusca si trovavano con l’elemento naturale.
 
Ci si sposterà poi in auto ed attraverseremo il piccolo borgo di Civitella Cesi, uno dei più piccoli del Lazio, arroccato su uno sperone di roccia e dominato dal Castello. Un agglomerato di case poco conosciuto, che conserva tra le sue mura i ritmi lenti di secoli di storia, cultura e tradizione. Un luogo che chiamare “minore” sarebbe riduttivo perché di minore ha solo le dimensioni, il suo fascino invece è immenso.
 
L’aspetto paesaggistico con boschi, boscaglie, cespuglieti e pascoli, è quello tipico maremmano a lungo plasmato da un’economia agro-silvo-pastorale. Arbusti e lembi di bosco si alternano a pascoli destinati all’allevamento brado di bovini ed equini che è facile incontrare lungo il cammino, così come residenze di campagna di chi proprio qui ha cercato il proprio angolo di pace. Sarà in questa cornice che troveremo le altre grandi sorprese: il territorio è infatti al centro di un’area nota agli archeologi come “quadrato del Mignone”, in quanto delimitata su tre lati dalla valle del torrente omonimo. Si tratta di un ampio territorio rimasto in gran parte indenne dalle profonde trasformazioni ambientali di cui è responsabile la società del secondo dopo-guerra. Avremo la possibilità di visitare per primi in assoluto, una sepoltura megalitica di eccezionale importanza, il primo dolmen della piena età del bronzo dell’Etruria e dell’Italia centrale.
 
Sembra possibile ipotizzare che il cassone litico della cella, oggi quasi del tutto visibile e a quanto sembra piantato non profondamente nel terreno, fosse in origine contenuto e sostenuto da un tumulo da cui forse sporgeva solo la ciclopica calotta di copertura. L’unicità e la poderosa bellezza del raro sepolcro dolmenico ci faranno temporaneamente dimenticare il riutilizzo del monumento in una rimessa agricola.
 
Per concludere in bellezza e bontà ci godremo la cena di una calda giornata estiva, nell’aperta campagna dell’ azienda agricola “Il Comunaletto”, gestita da una giovane famiglia locale, che ci farà degustare i propri prodotti in un ambiente semplice e clima famigliare. Conosceremo anche gli altri abitanti del luogo: Le pecore ed i conigli si fanno toccare e mangiano anche dalle mani, la gallina addomesticata che si fa accarezzare ed allatteremo un dolcissimo e sventurato vitellino con il biberon.
 
Così, con gli occhi pieni di storia, lontani dalla folla di persone, tra il suono delle campane degli animali, l’odore del fieno e la felicità del vitellino, ci godremo il silenzio del mondo, mangiando sul prato una bruschetta, dei formaggi o arrosticini, sotto un cielo di stelle.
 
 

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