Il Parco dell'antichissima città di Sutri (VT)

Il Parco dell'antichissima città di Sutri (VT)


Tutti noi, quando da sud percorriamo la via Cassia, passiamo per Sutri, un passaggio obbligatorio da millenni per giungere nell’Etruria. Ma pochi si fermano per assaporare quello che non si vede, nascosto dalla natura, dalle ripide pareti tufacee o dalle mura cittadine.

Prima ancora di arrivare al borgo, percorrendo il viale alberato, dai finestrini della nostra auto scorgiamo una imponente  necropoli rupestre, poi il grande anfiteatro e le tombe sul ciglio della strada, di fronte le mura della città medioevale, e ci sembra di conoscerla, di averla già vista.

Sutri va vissuta a piedi, scoprendola come facevano tutti i pellegrini che percorrevano la  via Francigena verso Roma. Era l’ultima tappa, dove risuolare le scarpe, comprare un nuovo mantello, rifocillarsi, pregare. Tutto questo, oggi, non è visibile ma l’atmosfera che si respira fermandosi anche solo poche ora a Sutri la fa riviere in pieno.

Allora immergiamoci nelle meraviglie di questo Parco Regionale dell’antichissima città di Sutri, uno dei più piccoli del Lazio (solo 7 ettari) ma uno dei più ricchi di testimonianze.

La necropoli rupestre è un reperto significativa dell’architettura funeraria. Il complesso è costituito da tombe  scavate direttamente nella parete tufacea  a diversi  livelli e rappresentano un piccolo sommario dei riti funerai antichi.

Entriamo nell’anfiteatro che ci riporta subito al tempo dei romani. E’ uno dei pochissimi anfiteatri  scavati interamente nella roccia tufacea e quindi invisibile all’esterno. Ve ne sono solo altri due nel mondo: uno a Cagliari e uno a Lepitis Magna in Libia.
Pensate che è stato scoperto per caso nell’’800 dalla famiglia Savorelli proprietaria del terreno. Ma la suggestione di accedere alla cavea dal deambulacro che gira tutto intorno all’arena  non si può raccontare, va provata di persona!

Poi percorriamo la rupe di tufo dove in cima c’è un bosco con la villa Savorelli del XVI secolo  per scoprire tra le tante tombe , che a Natale si animano  con il presepe vivente, una porta che ci porta in un monumento unico nel suo genere: Una piccola chiesa rupestre completamente scavata nella parete tufacea  che sorge su di un Mitreo, e che a sua volta era impostato su un sepolcro più antico.

Ha mantenuto tutte le caratteristiche tipiche del culto mitraico, nessun elemento architettonico esterno, con un’ entrata completamente celata nel tufo in modo da non permetterne l’individuazione, la scarsa illuminazione interna e molto altro. All’interno si viene assaliti da millenni di spiritualità pagana e religiosa.

Usciti di nuovo all’aperto  continuiamo a percorrere la rupe in un paesaggio irreale, tombe dove si intravedono affreschi e simboli, vie cave scavate nelle ripide pareti di tufo, il tutto immerso in una natura abbastanza integra.

Le vie Cave, chiamate anche “tagliate” sono percorsi più o meno lunghi ma sempre stretti e sempre scavati dagli etruschi e poi romani senza l’ausilio dei mezzi meccanici, nel vivo delle colline di tufo.
Ci sono varie ipotesi per la loro funzione, da semplici vie di comunicazione con gli abitati posti nei pianori superiori o da sentieri cerimoniali di collegamento fra i centri abitati e l’area funeraria.

Ed è percorrendo alcune di queste tagliate che ci ritroviamo di nuovo di fronte alla necropoli rupestre e all’Anfiteatro.
Durata 3 ore. a Cura di Antico Presente.
 

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