Anello dei borghi minori della Tuscia


Anello dei borghi minori della Tuscia

Chi ha detto che per trovare novità ed emozioni bisogna andare lontano? Qui nel cuore della Tuscia in un territorio che sembrava conosciuto abbiamo trovato piccole perle nascoste che vogliamo condividere con voi in un percorso ad anello che collega Blera a Villa San Giovanni in Tuscia. Due borghi una sola anima. Questo fino alla metà del secolo scorso quando i due borghi divennero due paesi autonomi.
 
Ci immergeremo nella forra, cammineremo lungo il confine del Parco Marturanum che ci riserverà la sorpresa della maestosa tagliata delle Quercete, una suggestiva rete viaria di epoca etrusca scolpita all’interno di un banco tufaceo che collegavano vari insediamenti e necropoli nell'area e rappresentava anche un efficace sistema di difesa contro possibili invasori.
 
Tra prati dove pascolano cavalli e greggi potremo anche incontrare i fantasmi dei personaggi del luogo come il brigante Alfonso Piccolomini, rampollo della nobile famiglia senese, che intorno al 1600 si stabilì nel borgo di Villa San Giovanni in Tuscia con 500 compagni, oppure  la Scuffiaccia, una vecchia donna che usciva dalla parete rocciosa e che spaventava i bambini, e che veniva usata dalle mamme per tenere buoni i bambini.
La donna appariva nei pressi di un fontanile dove le donne lavoravano la canapa ed aveva in testa un copricapo a forma di cuffia da cui “scuffia” per significare il copricapo ma anche “umbriacatura”! L’acqua della fonte serviva per alimentare le vasche che erano anche utilizzate come abbeveraggio per animali. Una commistione di lavoro agricolo e proto industriale che raccoglieva intorno alla fonte tutta la popolazione in un’atmosfera di festa.
 
E, poi, troveremo i resti di una villa romana di cui rimangono parte dei pavimenti a mosaico a tessere bianche e nere che facevano parte del “Balneum” della villa. Della villa rimane anche il resto dello stipite di una delle porte di accesso del muro di cinta. Ora ridotta a rudere somiglia a una torre e viene chiamata “la Torraccia”. Non è chiaro a chi appartenesse la villa, se a un signorotto locale o a una guarnigione militare, ma di certo si trattava di una villa importante perché decorata da materiali pregiati.
 
Ma è sempre l’acqua che ci riconduce al punto di partenza. Dalla fonte all’interno di una cisterna a botte dove fu rinvenuta una piccola statua con due teste una maschile e una femminile (aAmorino) conservata nella sale comunali, alle rive del Rio Canale che porta nel territorio delle pietre fiammeggianti, un ritorno alle nostre origini ma anche al futuro.
 

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01 Settembre 2023
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